Le sindromi neurologiche sono alterazioni della realtà, deliri, che hanno spiegazioni neurologiche e interpretazioni psicologiche.

Sindrome della mano aliena

 

Questo disturbo è stato chiamato dagli esperti “sindrome della mano aliena “, una situazione paradossale in cui una delle mani si anima di vita propria e si mette a funzionare da sola.
Persone che rimangono soffocate dalle loro stesse mani, altre che hanno un arto che funziona come un “ripetitore”, riproducendo gli stessi movimenti dell’altro arto senza poterlo impedire.
Sembra che l’origine della mano aliena sia in un’area del cervello chiamata SSMA, dove sarebbero immagazzinati tutti i movimenti possibili: una sorta di archivio, in cui il cervello ha depositate, belle e pronte, le sequenze dei movimenti che poi decidiamo di volta in volta di fare.

Dove finisce la nomalità e inizia la malattia? Come si riconosce un delirio? Qui descriviamo di 10 sindromi neuropsichiatriche comuni di cui però nessuno parla

Sindrome di Cotard

Sindrome di Cotard

 

La sindrome di Cotard è una sindrome psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere “morti”, di avere perso tutti gli organi vitali o tutto il proprio sangue.
Le persone affette da questo disturbo sono convinte di essere defunte, di avere perso il possesso e il controllo di tutto o di parte del loro corpo. Accompagnata da grave depressione e istinti suicidi, è una delle sindromi neurologiche che fa credere ai malati di emanare fetore di cadavere o di avere larve sotto la pelle. In pratica, il malato è convinto di essere uno zombie! Si suppone derivi da una interruzione patologica delle fibre nervose che connettono il centro delle emozioni alle aree sensoriali. In tal modo, nulla riesce più ad avere una qualche rilevanza emotiva per il paziente, al punto che l’unico modo per spiegare razionalmente questa totale assenza di emozioni rimane quello di credere di essere morto.

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Sindrome di Stoccolma

Sindrome di Stoccolma

 

Una delle più note fra le sindromi neurologiche, la sindrome di Stoccolma prende il nome dal fatto accaduto il 23 agosto 1973 in cui un uomo di nome Jan-Erik Olsson evaso dal carcere di Stoccolma tentò una rapina alla sede della Sveriges Kredit Bank e prese in ostaggio tre donne e un uomo.
La prigionia e la convivenza forzata a cui i ladri costrinsero gli ostaggi durò 131 giorni, al termine delle quali gli ostaggi furono rilasciati e i malviventi si arresero.
Nelle interviste psicologiche verrà fuori che durante la prigionia gli ostaggi erano più intimoriti dalla polizia che dai sequestratori con i quali sembrava che i civili avessero manifestato una specie di tendenza positiva per “aver ridato loro la vita” e si sentivano quasi in debito per la generosità dimostrata. Questo paradosso psicologico ha avuto una grossa diffusione globale, perché la vicenda fu seguita assiduamente dalle televisioni locali e trasmessa in tutto il mondo con un forte impatto mediatico.

 

Questo disordine comporta un elevato stato di stress psicofisico, che aumenta mano a mano che i protagonisti sembrano accettare la convivenza in un ambiente minaccioso che li costringe a nuove situazioni di adattamento ed alla conseguente regressione a precedenti stadi di sviluppo della personalità.

 

Questo “legame positivo”, tuttavia, scaturente da una convivenza in qualche modo involontaria, interessa, indistintamente, sia l’ostaggio sia il carceriere: cementando sempre più il legame tra le due entità, sviluppa il concetto di un “NOI qui dentro” contro un “LORO che stanno fuori”.
Se volessimo scavare a livello psicoanalitico diremmo che l’ostaggio si “identifica” nel carceriere per paura e “regredisce” ad uno stadio infantile, perciò di “dipendenza” come dai genitori.
A volte questa sindrome viene erroneamente accostata alle situazioni di violenza psicologica di coppia. Lo sbaglio grave è che in quest’ultimo caso, anche se la successione di eventi è ciclica, la vittima è annebbiata, ma cosciente di essere prigioniera di un loop composto da tensione-esplosione-amore.

 

Inserzione del pensiero

 

Consiste nella credenza che i pensieri nella testa della persona non siano i propri, ma provengano da un’altra persona conosciuta, che dunque esercita una condizione di controllo. Il delirio di inserzione del pensiero è spesso uno dei sintomi più frequenti nella schizofrenia.

 

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Sindrome di Otello

 

Sindrome di Otello

 

È la forte convinzione di essere vittime di un tradimento da parte del proprio partner, nonostante non ci sia nessuna evidenza in merito. È molto più di una semplice gelosia; infatti, queste persone riportano pensieri ossessivi circa l’infedeltà del/della compagno/a. Controllano continuamente gli spostamenti, gli indumenti, le borse del proprio partner, li interrogano e in casi estremi arrivano persino ad atti di violenza.

 

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