Il porno virtuale è pronto alla sua esplosione grazie alla VR.

Il porno è una stanza rossa in cui tutti siamo entrati almeno una volta. Il porno virtuale una in cui entreremo.
È un legante, il punto in comune tra un educatore, un rivoluzionario, Donald Trump e la nostra vicina di casa.

Il porno è un’idea, un’idea tonda. Il porno è azione intangibile.

Imbarazza, se ne sparla, rende indifferenti, irrita. C’è. È una realtà così estesa che ogni secondo 28.000 persone corrono online per mangiarne una fetta. Sono 2,5 miliardi di dollari il giro d’affari che la pornografia online fa girare e 50 quelli dell’intero mercato globale.

 

“I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia.”

(Nicolás Gómez Dávila, Sucesivos Escolios, 1992)

 

Dunque, il porno siete anche voi.
Tutti.
Tanto che nel 2009 l’Università di Montreal ha finanziato Simon Louis Lajeunesse, sessuologo e sociologo, per una sua ricerca sugli effetti dell’uso della pornografia sugli uomini, analizzando regolari fruitori e campioni umani che non avessero mai usato niente che fosse a luci rosse.
Sfortunatamente, lo studio fu costretto a venir meno: il professor Lajeunesse non trovò nessun uomo che non avesse mai visto un porno.

 

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Il porno virtuale è all’interno di tutti noi

 

Questa, tuttavia, non vuol essere un’apologia di quella che è una delle manifestazioni contemporanee dell’eros più dirompenti e profittevoli. Quello che voglio è pensare, senza ipocrisia, a qualcosa che abbiamo così tanto intorno e dentro da non riuscire a renderci nemmeno più conto di quanto, come e dove.

 

E se è vero, com’è vero, che nell’ultimo secolo le forme di pornografia hanno avuto un’evoluzione velocista, vi siete mai chiesti cosa sarà il porno tra qualche decade?

 

Le origini

Avrei dovuto pensarci, considerata la mole di greco tradotta al liceo, ma è Wikipedia che me l’ha ricordato: dal greco πόρνη, porne, ‘prostituta’ e γραφή, graphè, ‘disegno’, letteralmente dunque ‘disegnare prostitute’.

Sì, l’etimologia è una scienza affascinante, come lo sono le molteplici raffigurazioni pornografiche di sesso etero, gay, orale e orgiastico che i nostri avi romani e i loro vicini dell’Ellade ci hanno lasciato.

La bella Pompei ne è un esempio. Una delle sculture più famose lì ritrovate rappresentava il dio Pan nel mezzo di un amplesso con una capra. Il pezzo, con altre centinaia di pezzi dall’alto e indiscutibile contenuto erotico, finì originariamente nel Museo Archeologico di Napoli. Dopo che il re Francesco I (1777-1830) vi si fermò per una visita, ordino che quella sezione venisse chiamata “Museo Segreto” e ne fece uso personale. Così dipinti e sculture della Roma antica a luci rosse rimasero nascosti per più di un secolo.

 

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I dipinti e sculture della Roma antica a luci rosse rimasero nascosti per più di un secolo

 

Dal 1440 e dall’invenzione della stampa il porno iniziò a farsi casa nella letteratura. Risale al 1524 la prima pubblicazione di prosa erotica. Nel 1749 John Cleland scrisse Memoirs of a woman of Pleasure, altrimenti conosciuto come Fanny Hill, romanzo erotico intessuto di fotogrammi di bisessualità, voyeurismo, sesso di gruppo e masochismo.

 

“Fu l’era vittoriana a considerare l’oscenità un reato a sé, e non è un caso che proprio durante il regno di Vittoria la pornografia abbia raggiunto una diffusione senza precedenti”

(Corrado Augias, Leggere, 2007)

 

Come è facile immaginare però, la divulgazione dell’opera non fu certo semplice, e i suoi tentativi costarono a Cleland e ai suoi numerose notti dietro le sbarre.

 

Bastò il dagherrotipo (primo apparecchio fotografico inventato nel 1839), a dare finalmente supporto visivo alla nobile causa della pornografia. Secondo uno studio del 2006 del professor Joseph Slade, il primo dagherrotipo pornografico risale al 1846, e raffigura un “uomo molto serio che inserisce il suo pene nella vagina di una donna altrettanto seria e di mezza età”. Undici anni dopo la parola “pornografia” entrò ufficialmente nel dizionario inglese.
E poi Dio creò la Pellicola. Così, nel 1896, il primo film di Thomas Edison, The Kiss, venne messo in commercio.

 

 

Sì, è solo un bacio. Il primo bacio del cinema. Certo, se pensiamo a Sasha Grey nei suoi momenti di spannung professionale, Thomas ci sembra un po’ naif. Eppure, considerando il ruolo e la voce dei media visivi del tempo, The Kiss turbò non poche coscienze, destò scandalo, e spalancò le porte al mercato pornografico del ‘900.

 

Il porno, il ‘900 e l’internet

Ecco un estratto del film El confesor, di Ricardo e Ramón Baños, risalente al 1920.

 

 

Il rumore esplosivo della pornografia novecentesca lo conosciamo bene. I nostri nonni avevano a che fare con cartoline e riviste clandestine, i nostri genitori con le luci rosse degli anni 70-80, fatte di videocassette, linee telefoniche, riviste, e format televisivi soft per gente della notte fonda, quando la borghesia perbene italiana dormiva profondamente.

 

“L’oscenità è sublime”
(Moana Pozzi)

 

Il Novecento è il secolo della nascita delle pornostar, della stesura di veri e propri intellettualismi sulla pornografia, e soprattutto di Internet con la proiezione verso il porno virtuale.

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Moana Pozzi

 

La rete web è la Casa Bianca del porno virtuale. La conosciamo bene. A partire dalla diffusione progressivamente semplificata di materiale video, fino alle chat, e alle interazioni live in webcam.
Ed è qui che abiterà il futuro. Studiosi di comunicazione canadesi hanno affermato, infatti, che la pornografia non andrà mai via dal paradigma dell’internet, certo, a meno che quest’ultimo non verrà soppiantato da un sistema dati ancora più evoluto.

 

Il porno virtuale: un futuro che parte dalla Virtual Reality

“L’illusione è il primo di tutti i piaceri”.
Voltaire

 

L’industria pornografica ha di recente fatto un grosso salto in avanti offrendo ai suoi devotissimi fruitori un’esperienza a 360 gradi. Pornhub ha aggiunto al suo impero la categoria “Virtual Reality”, che contiene oltre 50 video dopo solo 3 mesi dalla sua nascita.
Cliccando e spostandosi sullo schermo interattivo, c’è la possibilità di guardare qualsiasi angolo del video si desideri. Scegliere se godersi una bocca o un sedere a proprio piacimento, insomma.
 
Ogni video in VR necessita di un numero enorme di grafici e camere per catturare ogni singolo angolo: come affermato in una recente intervista a Tori Black, famosa pornostar americana che forse non ha bisogno di presentazioni, per il suo primo video in VR sono state impiegate 70 camere da presa, 44 delle quali fisse sulla sua vagina.

 

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Tori Black immersa nel porno virtuale

 

Al di là del vertiginoso incremento della fruizione del porno virtuale (cresciuta del 10.000% dal 2014), il futuro va ben oltre. La Holodexxx è una delle tante compagnie, gestita da Morgan Young, Craig Alguire e Chris Abell, a lavoro sul porno del futuro, ovvero su veri e propri avatar all’interno di videogame, con i quali avremo la possibilità di fare ogni tipo di esperienza nell’ambito dello scibile sessuale e soprattutto nel segreto confessionale del non reale. Per far questo è necessario che si filmi la pornoattrice (o il pornoattore) in qualsiasi tipo di posizione possibile.

La Holdexxx ritiene ambiziosamente che a breve le macchine per realtà virtuale saranno più onnipresenti dei cellulari. Basterà aspettare 10 anni, 20 al massimo per una diffusione di massa del porno virtuale.

“Io penso che si stia andando incontro ad una vera e propria forma di Rinascimento. La gente potrà esplorare davvero liberamente la propria sessualità, come mai prima aveva fatto o potuto fare”.

(Chris Abell)

 

Un Umanesimo al contrario, nel quale, grazie alle VR machines, coppie a distanza potranno far sesso col loro partner in avatar, 50enni che non hanno mai provato l’esperienza del sesso di gruppo, pur avendola sempre desiderata, avranno la possibilità di assaggiarla. Chi è vergine, potrà comunque far sesso in qualche modo.

 

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La reazione di un utente che prova il porno virtuale

 

Ma l’etica è un animale indomabile. E tutto questo ovviamente genera perplessità, in particolar modo oggi, momento in cui la realtà virtuale è neonata. Quanto verrebbero rispettati al di là della propria VR machine i confini che si mantengono nel quotidiano reale con il porno virtuale? Quanto saremmo in grado davvero di riconoscere nettamente reale e virtuale, sano e insano, lecito e illecito?
Siamo davvero pronti al sesso in realtà virtuale? Dà già molto a pensare il fatto che le prime richieste di rappresentazione avatar degli utenti di VR porn, siano corrisposte a identità virtuali di aspetto totalmente differente da quello dell’utente stesso in carne ed ossa.

 

Porno: dipendenze e controindicazioni

Uno studio della Duisburg-Essen University in Germania, pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, ha dimostrato analizzando un campione di 102 donne che ben il 17% è dipendente dal porno in misure di diversa intensità.

Il gentil sesso è in gioco dunque almeno quanto la sua metà, nel caso specifico è il 10% degli uomini a vivere in uno status di sex-addiction (il 6% è profondamente dipendente e il 4% è a forte rischio).

 

“Me ne sono accorto solo ultimamente, è incredibile. Quattro ore al giorno davanti al computer di casa o del lavoro, otto nei casi più gravi. Programmi, pubblicità, persino cartoni animati: tutto ha il suo aspetto erotico oggi. E quindi la prendi come normale, no? C’è sesso ovunque e si fa fatica a percepirla come una dipendenza. Ora sono 9 mesi che sono sobrio. Non ne vieni fuori da solo, è impossibile. Psicologi e dottori non sanno ancora niente di questa cosa qua.”

(un ex sex-addicted intervistato dopo l’incontro col suo gruppo di sostegno settimanale)

 

 

Ma peggio del manifesto si sa, è solo il manifesto in sordina.
Il professor Gary Wilson studia gli effetti del porno sulla mente umana, e, il materiale contenuto sul suo sito, yourbrainonporn.com , oggi è diventato un libro, Your Brain on Porn: Internet Pornography and the Emerging Science of Addiction.

 

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La copertina del libro di Gary Wilson

 

E’ nella natura di chi ama il sesso volere viverlo nel modo più intenso e libero possibile. Beh, gli uomini del nostro tempo, liberi non lo saranno mai. Un’adolescente di 16 anni che conosce e pratica deepthroat e sesso anale estremo, non sarà come una che invece nel sesso anale si imbatte e lo esplora con la sua immaginazione, non avendo nulla di pronto a sostituirla.
Altri studi hanno dimostrato che la maggior parte dei rapporti adolescenziali rispecchia le dinamiche dei film porno. E dunque l’idea di iniziare l’amplesso con una sessione di sesso orale è diventato quasi un a priori filosofico.
La tesi di Wilson è ferma è estrema a tal proposito: nella vita o guardare porno o fare sesso.

 

 “Non si è in grado di capire quanto il porno influenzi la propria vita sessuale, finché non lo si rimuove dall’equazione.”

Gary Wilson

 

“Solo un bacio”

“ Ho fatto le mie scale, tre alla volta

mi son steso sul divano

ho chiuso un poco gli occhi con dolcezza…

è partita la mia mano.”

(Lucio Dalla-Disperato Erotico Stomp)

 

Personalmente, credo nei corsi e ricorsi storici. Che quando il Pan si fa troppo Pan deve soccombere per rinascere dalle sue ceneri.
E ci immagino un giorno tutti immuni allo sguardo di Sasha Grey col trucco sbavato, o alla presa forte di Derrick Pierce nell’intento di sollevarla. Avremo consumato esperienze virtuali di ogni genere, ne sapremo una più del diavolo, avremo fatto proprio tutto il porno che si può, in questo e in altri sette universi paralleli.

 

Sono convinta che quel giorno la pornografia morirà per rinascere in un bacio romantico.

Certo, poi se ne farà mercato, come sempre, come su ogni cosa, e probabilmente sarà anche peggio.

 

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