Abbiamo forse storpiato la figura di Frida, abusando della sua immagine senza limiti?

Pittrice. Attivista. Ribelle. Donna dal destino infausto. Chi è Frida Kahlo? Cosa rappresenta realmente nel campo artistico e storico messicano e mondiale? Dove inizia la sua immagine di pittrice e dove finisce quella di marchio commerciale? Abbiamo, forse, storpiato la sua figura, abusando della sua immagine senza limiti?

Chi non ha avuto la possibilità di osservare il suo volto o i suoi autoritratti nelle librerie, nelle mostre o esposizioni, o addirittura sulle magliette e sulle borse? Un’icona mitica ma anche commerciale che definisce un concetto a volte forzato di donna rivoluzionaria e spesso oltre l’autenticità dello stesso termine.

 

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Abbiamo abusato dell’immagine di Frida Kahlo?

 

Siamo stati alla mostra sulla pittrice messicana intitolata Oltre il mito che si tiene a Milano fino al 3 giugno di quest’anno, presso il Mudec, Museo delle Culture, per osservare da vicino com’è stata interpretata e costruita l’immagine di Frida durante questo evento, il cui scopo è stato quello di scavalcare l’idea sistematica o comoda che è stata attribuita all’artista durante gli anni.

Da qui, il titolo dell’evento, Oltre il mito a simboleggiare il tentativo di andare oltre una visione semplicistica della vita e dell’opera della pittrice, alimentata dalle mode e da ricostruzioni forzate, per indagare in forma approfondita sulla ricerca dell’io, del dolore, della politica, della femminilità e del suo profondo legame con la terra.

 

Della sua vita conosciamo praticamente quasi tutto. Nata a Coyoacán nel 1907 da padre tedesco e madre messicana, già da piccola soffre di poliomelite che le porterà da sempre problemi ad una gamba, i quali si accentueranno quando subirà un violento incidente in autobus. Quell’evento non solo le distruggerà il corpo, martoriato dalle ferite e dalle rotture, con il quale dovrà avere a che fare per il resto della vita, ma anche il suo amor proprio. Ciò nonostante, grazie a questo incidente, Frida inizierà a dipingere: costretta a letto ad osservarsi in uno specchio ritrarrà se stessa e la sua sofferenza.

Ha forse il dolore plasmato l’immagine di Frida, rendendola una vittima degli eventi? Ed è stato forse questo stesso dolore a riconoscersi, in primis, non solo nell’incidente ma anche nella tormentata storia con Diego Rivera?

 

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Ha forse il dolore plasmato l’immagine di Frida Kahlo?

 

È facile amare Frida Kahlo, perchè tutti, e soprattutto tutte, ci riconosciamo nel suo dolore. Un dolore che è stato osannato a pieno dalla storia della sua vita, dai suoi autoritratti in lacrime di donna sofferente, che lotta per amore, per il suo paese e per i suoi ideali. Un’artista talentuosa osannata da Kandinski, Bretón e Picasso, ma che ha dovuto morire per avere un riconoscimento. Un personaggio nato con le spine nel cuore ma che cinquant’anni dopo è diventata una stampa su una maglietta che tante persone indossano senza forse realmente sapere chi sia. Non si può realmente amare Frida Kahlo, riconoscere le sue ombre e non ammettere che non si è fatto altro che riprendere la sua figura, svuotandola della sua autenticità e rendendola una donna pura, innocente e vittima, che in realtà non è stata. Il marketing ha abbreviato, cancellato, mescolato, la vita e l’opera di un’artista tanto complessa e contraddittoria com’è stata Frida, conferendole un’immagine di donna femminista, sì, ma senza scrutare nei minimi dettagli le sue sfumature.

Partendo dalla sua vita privata, sarebbe interessante mettere in luce il suo rapporto con Diego, una storia a tratti disturbata, di dipendenza malsana, dalla quale Frida non riusciva e non voleva liberarsi. Insomma, un esempio di rapporto distruttivo che poco ha a che fare con ciò che di sano e romantico dovrebbe avere una storia e, soprattutto, che dovrebbe farne di lei un’icona realmente femminista.

 

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Quella tra Frida e Diego è stata una storia tormentata

 

La mostra Oltre il mito curata da Diego Sileo, esperto di arte latinoamericana, si occupa e preoccupa proprio di questo, ovvero di andare oltre l’immaginario che si è costruito intorno a quest’artista e di approfondire le oltre cento opere pittoriche e fotografiche che rappresentano differenti aspetti della sua vita. Così, osserviamo il vero dolore di Frida e la sua vera forza: quelli di una donna ossessionata dal proprio corpo tentando di esorcizzarlo attraverso gli autoritratti o di renderlo addirittura surreale, per gli elementi irreali o esotici che ne fanno da cornice.

In questa mostra si ricuciono i tanti fili che compongono l’opera di Frida, riflesso della sua vita contorta, ma senza banalizzare né commercializzare la sua immagine, tutt’altro: è un evento che serve a riscattare la sua vita di donna femminista, libera e ribelle non perchè avesse un volto poco curato o perché credesse in un amore libero, né tantomeno perché frequentasse ambienti bohemien. La sua ‘diversità’ era dovuta al fatto che lei stessa fosse legata alla terra, alla mitologia, alle tradizioni folkloristiche dove riversava il suo dolore di non poter essere madre. Si prendeva cura della sua terra alla quale era legata, degli animali e delle piante che ne facevano parte come fossero figli; ed era molto legata anche alla politica, perché attraverso essa sperava di dare voce alle popolazioni indigene, alle genti minoritarie e di combattere le ingiustizie.

 

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Frida Kahlo era molto legata alla terra

 

Frida nei suoi dipinti non impone barriere, ma fluisce diventando tutt’uno con i paesaggi, gli oggetti, gli animali, le piante. Frida è rivoluzionaria perché ha rotto i limiti e li ha rimescolati in un ventaglio variopinto di colori. La sua forza sta proprio nel voler essere ovunque e in qualsiasi rappresentazione. Perché Frida come artista, ma anche come donna, esorcizzava la sua intera vita attraverso i canali che aveva a disposizione.

 In questo senso la mostra è stata capace di superare il limite di voler considerare questa sua ‘onnipresenza’ come un’icona commerciale e di volerla, invece, restituire a ciò a cui realmente appartiene: all’arte e all’autenticità.