Un viaggio dentro lo spirito della Cina, tra contraddizioni e bellezze impressionanti.

A volte basta poco. Un bagaglio, un compagno con cui condividere il viaggio, un aereo che decolla e lascia dietro di sé la tua città la tua famiglia i tuoi amici, e una meta lontana.

E se la ragione del viaggio è il viaggio stesso, appare secondario che la meta sia l’immenso continente cinese, con le sue bellezze naturali mozzafiato, le sue megalopoli, le sue insidie e le sue contraddizioni, perché a ben vedere questo Diario di un viaggiatore sentimentale parla in primo luogo di altro.

 

Si nutre del fascino per l’ignoto, della precarietà del quotidiano e della vertigine del domani. Della rincorsa forsennata verso il proprio destino, ad una velocità che sembra insostenibile.

E tutto, in questo viaggio, è vissuto a cento all’ora. Si corre per raggiungere una meta, si corre per fuggire al temporale che impietoso si abbatte su tutto e tutti, si corre per evitare ingorghi e far coincidere orari.

In questo modo, i ventuno giorni che compongono questo diario, scivolano via tra pagine taglienti e vivaci, scritte con tutta l’urgenza propria della giovane età dell’autore, che riempie fogli di inchiostro quasi a liberarsi da sensazioni che solo rilette tra le pieghe di una pagina assumono davvero il loro autentico significato.

 

Il senso di super potenza, di euforia, di stupefacente ammirazione che accompagna Lorenzo, il protagonista di questo viaggio, e il suo fido compagno F, sono con il passare dei giorni rimpiazzati da sentimenti di inquietudine e rassegnazione provati davanti a profonde ingiustizie sociali scoperte lungo il cammino, laddove ci si scontra contro un ordine delle cose difficile da cambiare. Una rassegnazione che li trasforma quasi in presenze silenziose di un mondo parallelo.

Ed è questa la prima impressione che si ha nello scorrere le pagine del Diario, quella di una bellezza impressionante, sconvolgente, a portata di mano, intorno a te, ma nonostante questo irraggiungibile, intangibile, quasi eterea.

 

Cina 1

Tempio sulla vetta del monte Emei © Lorenzo Borghini

 

Scorrono così giornate intere a bordo di pullman verso mete troppo distanti, apparentemente irraggiungibili, di un Paese sterminato che offre tutto e il contrario di tutto. Scorrono così le lunghe scarpate per guadagnare il punto privilegiato dove gettare l’occhio verso il paradiso che ti circonda. Scorrono così le notti adrenaliniche a base di discoteche, alcol, giovani ragazze, malintenzionati e quella persistente sensazione di essere vivi, giovani e al centro del mondo.

 

Alle prese con l’irrisolvibile dilemma di farsi intendere e comunicare, Lorenzo e F, circondati da un magma umanoide che non parla la loro lingua, proseguono dritti per la loro strada, imperterriti, un po’ antropologi e un po’ etnologi, a mani nude si fanno largo tra realtà aliene quali le periferie disperate dell’enorme Shanghai, la città-futuro Huaxi, l’ultimo stadio dell’evoluzione capitalista, il tempio di Suzhou, dove i monaci vivono in semplicità e preghiera ma hanno gli smartphone di ultima generazione.

Scandagliando realtà sconosciute, e immortalandone il ricordo su di un supporto di carta, l’autore annulla quasi lo scarto tra percezione diretta e rievocazione, avvicinando realmente la testimonianza scritta con quella fotografica e consentendo anche al lettore di sentire la Cina un po’ meno lontana.

 

Leggere questo diario allora è un po’ come assistere all’opera che piano piano si compie, sotto ai nostri occhi. Lasciamo quindi da parte per un attimo  – giusto il tempo di questa lettura – la nostra razionalità, la nostra forma mentis, tutti i nostri maitre à penser e limitiamoci a contemplare l’autore che, con le sue pennellate, svela a poco a poco l’affresco di un Paese che in realtà è un Continente. Tra improvvise esplosioni di colore e inquietanti bianco neri. Tra luci e ombre. L’effetto, non può che ammaliare.

 

Diario di un viaggiatore sentimentale, Lorenzo Borghini, pp. 132, prefazione Umberto Cecchi.

 

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