Oggi ricorre il venticinquesimo anniversario della morte di Asimov, il più grande genio della fantascienza letteraria.

Il 6 aprile ricorre il venticinquesimo anno dalla morte di Isaac Asimov, considerato uno dei migliori autori di fantascienza di sempre. Il contributo che lo scrittore di origine russa ha fornito all’umanità non si limita alla letteratura di genere, ma si estende alla scienza, alla sociologia e alla filosofia.

 

“If my doctor told me I had only six minutes to live, I wouldn’t brood. I’d type a little faster.”

 

Questa è la sentenza che appare accanto alla foto di Isaac Asimov su Columbia 250, un sito celebrativo che la Columbia University ha allestito per festeggiare 250 anni di gloriosa attività. Lo scrittore e divulgatore scientifico di origine russa appare in una sezione chiamata “Columbians ahead of their time”, una sorta di Hall of Fame tipicamente americana di docenti, studenti e affiliati dell’ateneo newyorchese reputati “in anticipo sui loro tempi”. Asimov alla Columbia si è laureato in chimica, ha ottenuto un master e un dottorato che gli ha permesso di studiare dei farmaci per la malaria.

 

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Isaac Asimov all’università di Columbia

 

Il maestro indiscusso della fantascienza è in buona compagnia: se si scorre l’elenco spiccano i nomi di Enrico Fermi, Allen Ginsberg, Dwight Eisenhower e lo scacchista cubano José Capablanca. Tutti sono considerati degli innovatori nei rispettivi campi, come Asimov lo è stato della narrativa fantascientifica, un sottogenere della letteratura che ha avuto il suo massimo sviluppo nella metà del secolo scorso e che negli ultimi anni sta trovando nuove fortune di pari passo all’esplosione della cultura geek.

 

Gli esordi letterari di Isaac Asimov coincidono con quella che è considerata l’età dell’oro della fantascienza americana, un arco di tempo che va dal 1939 fino ai primi anni Cinquanta. Il primo a credere nel talento dell’allora diciannovenne scrittore è John W. Campbell, direttore di Astounding Stories, leggendario “pulp magazine” a basso costo che raccoglieva racconti thriller e fantascientifici. In quel contesto Asimov pubblica le prime storie che confluiranno poi nella Trilogia della Fondazione, meritevole nel 1966 del premio Hugo come migliore saga letteraria, superando Il Signore degli Anelli. I libri che comporranno la saga della Fondazione saranno addirittura sette: oltre alla trilogia originale, due fortunati sequel e due altrettanto fortunati prequel. Nello stesso periodo la penna di Asimov mette a punto anche i suoi primi robot positronici, soggetti alle tre famose leggi che godranno di grande considerazione anche a livello scientifico.

 

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I robot positronici nel film Io,Robot tratto ad una raccolta di racconti di Asimov

 

Ciò che distingue la fantascienza asimoviana da quella dei suoi contemporanei, è il suo approccio sociologico e storiografico, senza rinunciare ad una narrazione densa di ritmo e intrecci raffinati. Inizialmente il suo editore Campbell, pur apprezzandone lo stile, contestava allo scrittore l’assenza di alieni nei suoi racconti; ciò era dovuto forse all’indole originale e squisitamente democratica di Asimov, incapace di creare una razza aliena inferiore a quella umana, come era consuetudine all’epoca. Nel romanzo Neanche gli dei del 1972 compariranno finalmente gli extraterrestri, ma non saranno affatto come li avrebbe immaginati il direttore di Astounding.

 

La critica letteraria rimprovera ad Isaac Asimov di non aver mai scavato a fondo nella psiche dei suoi personaggi, di non aver lavorato abbastanza sulla loro personalità, di non averli disegnati con quelle sfumature caratteriali dettagliate tipiche della grande letteratura novecentesca. Per questo le opere di Asimov si possono trovare solo nel reparto fantascienza delle librerie, dove sembrano soffocare circondate dai mostri spaziali e dalle astronavi da guerra, desiderose di trovare una collocazione che vada oltre la narrativa di genere, come l’umanità del futuro che lo scrittore ha immaginato, quella che ha lasciato la Terra per colonizzare nuovi pianeti e galassie.

 

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La critica letteraria rimprovera ingiustamente Asimov di non aver mai scavato a fondo nella psiche dei suoi personaggi

 

Per prendere le distanze dal pregiudizio critico nei confronti dell’opera di Isaac Asimov occorre proprio soffermarsi sul concetto di umanità che emerge dalla sua opera. Per Asimov l’uomo non è più quello di cui siamo abituati a leggere, non è più un’individualità che nel suo guscio esistenziale fa i conti con il proprio essere, ma è una enorme massa di menti che si confronta con problemi in scala galattica, risolvibili solo con una programmazione millenaria.

 

Hari Seldon, personaggio chiave della saga della Fondazione, è uno scienziato che intuisce che lo sterminato impero galattico crollerà in 500 anni e alla sua disfatta seguiranno ben 30.000 anni di anarchia e miseria. Per ridurre questo periodo nero e avvicinare la rinascita, Hari Seldon mette a punto una vera e propria scienza, la psicostoriografia, che gli consente di prevedere l’evoluzione dell’umanità riducendola a complesse funzioni matematiche. Le vicende che si svolgono nei sette libri della Fondazione, che coprono un periodo di mille anni, sono i tentativi da parte dei vari protagonisti di mettere in pratica le teorie di Seldon, fronteggiando una crisi dopo l’altra fino a giungere all’epilogo.

 

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Hari Seldon disegnato da Michael Whelan

 

L’intuizione psicostoriografica è un aspetto della letteratura di Asimov che non si limita ad essere uno spunto per avventure interstellari: è piuttosto una vasta e verosimile disciplina, una nuova materia di studio che unisce la sociologia e la matematica, due materie apparentemente inconciliabili. La possibilità di prevedere gli sviluppi dell’intera società umana attraverso equazioni matematiche è una suggestione intrigante e poco plausibile, ma che nasconde il suo fascino proprio nelle sue seppur minime potenzialità di sviluppo.

 

Questa è l’umanità secondo Isaac Asimov: la psicologia non è quella del singolo, ma quella delle grandi masse. Nel secolo della psicoanalisi e del flusso di coscienza, Asimov osserva gli uomini da lontano, da lontanissimo, come uno storico guada millenni dietro di sé per spiegare le ragioni di determinati eventi cruciali. Sembra che Asimov per le sue Fondazioni sia stato ispirato proprio da un’opera storiografica: Declino e caduta dell’impero romano di Edward Gibbon, uno storico illuminista che ha studiato le ragioni della disfatta del più importante impero di sempre.

 

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Edward Gibbon

 

L’umanità di Asimov è quella che si ritrova compatta ad affrontare crisi inedite che non aveva mai conosciuto durante la propria storia. É un’umanità che da tempo ha lasciato la Terra e l’ha quasi dimenticata in un angolo della galassia; il nostro pianeta nella saga delle Fondazioni è un antico luogo leggendario “dove si narra abbia avuto origine la grande avventura umana”. Non è forse nelle odierne ricerche di pianeti simili alla Terra che si possono trovare indizi per gli sviluppi futuri della nostra specie? Ci stiamo già preparando alla colonizzazione, stiamo già cercando nuove case.

 

Gli eventi che Isaac Asimov ha immaginato per tutte le sue opere non nascono da esigenze strettamente narrative, ma da quesiti filosofici veri e propri, da esperimenti mentali che la storia del sapere ha sempre prodotto. Asimov ha provato a stabilire quali sarebbero le reazioni degli uomini a situazioni estreme ma plausibili. Ad esempio nel celebre racconto Notturno, Asimov parte da un quesito interessante: cosa succederebbe se su un pianeta illuminato da sette soli, che non ha mai conosciuto il buio, piombasse l’oscurità? In Cronoscopio invece, lo scrittore ci mostra come uno strumento capace di mostrare eventi passati potrebbe essere proibito dalla legge: sarebbe davvero immorale andare poco indietro nel tempo a spiare le azioni dei nostri simili; oppure sarebbe dannoso andare a rivangare continuamente eventi traumatici e non riuscire mai ad elaborarli. Questioni queste ultime che sembrano aver ispirato gli autori di Black Mirror, in particolare per l’episodio della prima stagione Ricordi pericolosi.

 

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Una scena dall’episodio di Black Mirror Ricordi pericolosi

 

La freddezza dei personaggi di Asimov non è dovuta ad una mancata capacità dello scrittore di descriverne nel dettaglio le peculiarità psicologiche, bensì è il contesto narrativo in cui si muovono che li plasma e li rende tali. L’umanità di Asimov non è quella che ci è familiare, ma è un esempio di come potrebbe apparire in futuro. I protagonisti delle opere dello scrittore sono solo degli agenti della storia, sono gli strumenti attraverso i quali la storia si sviluppa, attraverso i quali l’umanità procede nel tempo.

Il cambiamento della società terrestre è già iniziato, la rete, le intelligenze artificiali, la realtà virtuale, stanno rendendo superflue alcune peculiarità psicologiche che erano considerate essenziali per lo stare al mondo. Il nostro lavoro e la nostra vita procedono davanti a degli schermi che riducono le interazioni con il resto della specie all’essenziale. Gli umani di Asimov siamo noi come saremo e come stiamo già diventando: più freddi, più pratici e più veloci.

 

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