Festeggiare la donna a colpi di mimose e frasi fatte vi ha stufato? Bene, allora ecco in vostro soccorso la nostra lista di canzoni che omaggiano il gentil sesso. In chiave Rock naturalmente.

La donna è salvezza: George Harrison – Beautiful Girl

 

Composta originariamente nel 1969, ma pubblicata soltanto sette anni dopo all’interno dell’album ‘Thirty Three & 1/3’, Beautiful Girl è una canzone dedicata alla seconda moglie (nonchè vedova) di Harrison, Olivia Arias. La donna ha indubbiamente svolto un ruolo fondamentale negli ultimi anni di vita del cantante; come egli stesso ha più volte confermato, Olivia è riuscita a dargli la forza per farlo allontanare da droghe ed alcool. Anni dopo, nel 1999, lo salverà da un aggressore che, introdottosi nella loro abitazione, colpirà George più volte con un pugnale.

 

 

 

 

La donna è memoria indelebile: Ryan Adams – English Girls Approximately

 

Se conoscete Ryan Adams – anche superficialmente – saprete che è un romanticone. Uno che alle donne ha praticamente dedicato una discografia intera. Il pezzo in questione, tratto dal bellissimo ‘Love Is Hell’, è stato ispirato dalla fine della breve relazione tra il cantante e Beth Orton, la principessa del folk inglese. Il risultato è un piccolo capolavoro, specie se si pensa che Marianne Faithfull, altra grande icona d’Inghilterra, ha prestato la sua voce per i cori.

 

 

 

 

La donna è colpo di fulmine: Ash – Girl From Mars

 

Il primo colpo di fulmine non si scorda facilmente. E’ un po’ come prendere una botta in testa, specie se poi si resta a bocca asciutta. Tim Wheeler ha immortalato quel momento alla tenera età di sedici anni con ‘Girl From Mars’. Il brano è stato poi incluso nel primo disco della band, 1977. Oltre ad essere uno dei singoli più conosciuti della band nord irlandese – nonchè inno britpop – il brano è stato scelto dalla NASA come musica d’attesa delle loro linee telefoniche.

 

 

 

 

La donna è figlia: Kurt Vile – Too Hard

 

Essere genitori è una bella responsabilità. Esser padri di una bambina (due, nel caso di Kurt) lo è ancora di più, diciamocelo. Con Too Hard, il cantautore americano descrive quel momento in cui un uomo realizza che prima di se stesso viene qualcun altro. Non è più un individuo singolo, ma una famiglia. Una tenera dichiarazione d’intenti, quella di Kurt Vile (I will promise not to smoke too much and I will promise not to party too hard… It’s too hard) accompagnata da un ritmo quasi ipnotico, letargico.

 

 

 

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