Un'esemplare espressione del genio italiano.

Corre l’anno 1945, immediato dopoguerra.

L’Italia post bellica si appresta a voltare pagina e a ricucire le profonde ferite lasciate dal conflitto appena terminato. Tra i dirigenti partigiani ricompensati con cariche di governo e poltrone prestigiose,  Enrico Mattei è tra i più sfortunati. Viene nominato commissario dell’AGIP (Agenzia Generale Italiana Petroli), istituita per esplorare le fonti energetiche presenti nella Pianura Padana. Vecchio carrozzone ereditato dall’epoca fascista, peso inutile e grave per le casse di stato, già nel ventennio era considerato un ente farlocco, tanto che tra gli addetti ai lavori l’acronimo Agip stava per Agenzia Gerarchi in Pensione. Ad Enrico Mattei viene affidato l’incarico con l’unico compito di liquidare le attività e vendere concessioni e strutture al primo offerente.

 

Mattei non è uomo che si piega al volere altrui. Convinto del ruolo chiave dell’energia nella ricostruzione e nello sviluppo del Paese contravviene alle direttive provenienti dalla politica e alle pressioni internazionali, imbarcandosi nella folle impresa di trovare l’oro nero nella penisola. Inizia così la storia del petroliere senza petrolio, l’uomo venuto dal futuro che sognava un’Italia libera indipendente e faro del Mediterraneo.

 

Nato nel 1906 nelle campagne marchigiane da famiglia di umili origini, dopo un’adolescenza non contraddistinta da una carriera scolastica particolarmente brillante, a sedici anni inizia a lavorare come verniciatore. A diciotto lavora in una conceria, a venti ne è direttore, a ventotto apre una conceria tutta sua. A trent’anni è un imprenditore di successo a Milano, e viaggia in tutta la Penisola come rappresentate di un’azienda tedesca.

Di estrazione democristiana, nel 1943, nell’Italia devastata dagli orrori della guerra, sceglie l’impegno antifascista. Con la sua ambizione e la sua capacità di persuasione, scala rapidamente le gerarchie partigiane, rivestendo un ruolo cruciale nel sensibile aumento delle milizie “democristiane”.

Il 5 maggio 1945, nella Milano liberata, sfila in prima linea con i capi partigiani e il generale statunitense Clark gli consegna la “Bronze Star”, alta onorificenza militare americana.

Queste le credenziali che gli fungono da viatico per la carica di Commissario Straordinario dell’Agip.  

 

Enrico Mattei

Mattei e le sue trivelle

 

Appena assunto l’incarico, piuttosto che dismettere il giocattolo rotto, disobbedisce alle direttive, ripristina i vecchi impianti e riporta in cantiere migliaia di operai da anni pagati senza lavorare.  Mattei gli ordini li da, non li esegue. Riprende le ricerche interrotte in Val Padana e nel marzo del 1946, il pozzo di Caviaga si riempie di bolle di metano grezzo a 150 atmosfere. E’ solo il primo giacimento scoperto dalle trivelle dell’Agip di Mattei; nel 1949 a Cortemaggiore, vicino Milano, il petrolio sgorga umido. Negli anni seguenti vengono individuati giacimenti di gas sparsi per tutta la penisola, da nord a sud.

 

Mattei intraprende un’opera di modernizzazione del paese tumultuosa e repentina. Costruisce una fitta rete di metanodotti collegando le città italiane e fornendo alle industrie combustibile a basso prezzo. Arriva di notte nelle città dormienti, per sventrare le strade ed installare le sue tubature. Non dà nemmeno il tempo al sindaco del luogo di protestare né a improvvisati comitati cittadini di fermare i lavori. Produce liquigas per le cucine domestiche a prezzi stracciati con i camioncini Agip che portano le bombole anche nelle campagne sperdute, diventando l’artefice del passaggio dalle stufe di legna o carbone alle più comode cucine a gas.

 

Realizza concimi azotati con l’idrogeno derivante del metano, abbassandone il prezzo del 70% e permettendo agli agricoltori di sfruttare i loro campi nel miglior modo possibile.

 

Questa modernizzazione che prosegue inarrestabile non può prescindere da ingenti somme di denaro, che Mattei ricava dalla vendita del metano padano in regime di monopolio con tassazione minima.

 

Per fare ciò rispolvera la sua indole di piazzista e riempie i giornali italiani di slogan come “Cortemaggiore: la super benzina italiana”. Inventa l’accattivante logo del cane a sei zampe che sputa fuoco delle fauci. Costruisce stazioni di benzina nuove e funzionali in tutta Italia; introduce la figura del benzinaio che lava i vetri e controlla l’olio, importa dagli States l’idea dei motel, per il conforto notturno dei viaggiatori.

 

Questi importanti successi gli valgono la creazione nel 1952 dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), di cui viene eletto presidente.

 

Il Mattei capitano d’impresa trasforma l’Eni in un colosso internazionale grazie ad una politica aziendale innovativa e visionaria per l’epoca. Fonda Metanopoli, la città del metano, piccola smart city d’avanguardia alle porte di Milano destinata ad ospitare i suoi operai. Introduce per primo in Italia la job evaluation, cosi da remunerare i dipendenti in base ai risultati ottenuti. Fissa l’obbligo per l’Eni di destinare il 20% dei profitti annui alla ricerca scientifica. Appassionato e fine scopritore di talenti, era solito dire: “Quando li trovo (i talenti, ndr) li assumo anche se non ne ho bisogno, perché quando ne hai bisogno non li trovi.”

 

Mattei conduce la sua crociata del petrolio e dell’industrializzazione del paese in maniera spregiudicata e decisa. “Per me i partiti sono come i taxi, finita la corsa, pago e scendo”, la sua rivisitazione del “fine giustifica i mezzi” di machiavelliana memoria.

 

L’incorruttibile tra i corruttori, aveva le chiavi di un grande forziere italiano, il metano padano. Attraverso l’utilizzo di fondi neri, paga tutti, e tanto. Nessuno può fermare la sua corsa, il suo sogno. Si vanta di aver trasgredito più di ottomila tra leggi e ordinanze. Attira le antipatie di imprenditori e poteri forti, che attraverso aggressive campagne mediatiche cercano di screditarlo (raccoglie gli articoli “diffamatori” realizzando una serie di trentacinque volumi con 5mila testi e 14mila pagine).

Comprende quindi la necessità del consenso, e fonda nel 1956 il quotidiano il Giorno, giornale aziendale, che attira firme dal calibro di Tiziano Terzani, Giorgio Bocca, Gianni Brera, Mauro de Mauro. Porta il benessere in casa degli italiani, inaugura un nuovo stile di giornalismo d’inchiesta, ha in mano i partiti, è protagonista assoluto del boom economico italiano. Era diventato un mito popolare del livello dell’imperatore Augusto.

 

Enrico Mattei

Il cane a sei zampe con la testa del petroliere

 

All’Eni di Mattei, il ruolo di “grande fratello” per la politica ed economia dell’Italia degli anni Cinquanta, non basta più. In Italia poi, il petrolio è finito, o quasi. E Mattei è uno che indossa, quando si alza la mattina, il petrolio; trascorre la giornata col petrolio; si corica la sera col petrolio. Riesce nel 1957 a far approvare al Parlamento la legge mineraria che garantisce all’Eni libertà di azione in Italia e all’estero, e si proietta così nel grande gioco del petrolio mondiale, dominato dalle Sette Sorelle Americane. Il condottiero italiano è pronto a solcare il Mediterraneo e stringere alleanze con i paesi dell’Africa settentrionale e quelli del Medioriente. Esplora il Terzo Mondo africano e mediorientale, armato di una concessione con delle royalties – la percentuale sugli utili corrisposta ai proprietari dei giacimenti per la cessione dei diritti di sfruttamento – molto più convenienti (75-25) rispetto alla formula del fifty-fifty operata dalle Sette Sorelle, membri del cartello petrolifero che controllava gran parte del petrolio mondiale. Stringe così accordi con Egitto, Tunisia, Algeria, Persia, Iran, Marocco, Libia. E’ un player eccezionale Mattei, che privo della spocchia tipica dei conquistadores americani ed europei, tratta alla pari i suoi interlocutori e intreccia con loro strategici rapporti personali. Arriva perfino ad offrire allo Scià di Persia la mano di Maria Gabriella di Savoia. Guarda al futuro, e convinto della imminente affrancazione dei paesi arabi ed africani (prevede con dieci anni di anticipo lo shock petrolifero mondiale del 1973) offre una prospettiva di rilancio e di rinascita sociale. “Quei quattro miliardari decidono per miliardi di essere umani, è ora di finirla”.

 

 

Nel 1960 ribassa tre volte il prezzo della benzina in Italia, che diventa il più basso d’Europa. Pochi mesi dopo indossa il colbacco e vola a Mosca. Stringe con i russi un importante accordo per un’ingente fornitura di greggio. E’ il primo grande scambio commerciale petrolio – merci della storia, che inaugura la collaborazione tra ENI e Russia che dura ormai da oltre sessant’anni. In cambio di macchine Fiat, cavi della Pirelli, tubi Findesit e fertilizzanti azotati, conclude l’affare a prezzi stracciati, acquistando il petrolio con un risparmio del 40 % sul prezzo.

 

In piena guerra fredda c’è una scheggia impazzita che mina le supremazie e mira alla costruzione di un modello più giusto nello scacchiere mondiale della corsa al petrolio. Un lobbysta italiano contro le Lobby multinazionali rappresentate dalle Sette Sorelle americane.

 

Fulminee le reazioni delle potenze atlantiche. In un rapporto segreto dell’aprile 1961 del National Security Council si legge “la politica petroliera italiana capitanata da Mattei ha sferrato attacchi alle maggiori compagnie petrolifere mondiali, con una campagna sui prezzi che ha avuto un impatto distruttivo nei rapporti tra le Compagnie e i governi”. Anche il New York Times intraprende una campagna contro Mattei, accusandolo di aver rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi e di non aver mantenuto i patti stipulati nel dopoguerra. 

 

La BBC inglese nel documentario Portrait of Tycoon, lo definisce l’uomo più potente d’Italia dopo Giulio Cesare.

 

Il sostegno di Mattei alla causa dell’indipendenza algerina gli costa anche le minacce di morte dei terroristi dell’OAS (Organisation armée secrète), organizzazione paramilitare francese che difendeva il ruolo coloniale della Francia.

 

 

 

Mattei trasforma in oro tutto quel che tocca. Le campagne internazionali non gli impediscono di continuare il processo d’industrializzazione del Belpaese. Accolto come un capopopolo, annuncia ad Enna la presenza di un giacimento di metano e promette ai siciliani benessere e riscatto sociale. Vola a Firenze e rileva la Pignone, trasformandola da azienda meccanica in rottamazione a colosso mondiale. Costruisce a Ravenna il primo polo petrolchimico nazionale. Porta le trivelle in Basilicata, nella valle del Basento, dove scopre miniere di petrolio e metano.

 

La corsa all’oro continua. L’Italia è ormai la quarta potenza mondiale. Mattei convince l’amministrazione Kennedy che i metodi coloniali delle “sette sorelle del petrolio” infangano l’immagine democratica degli Stati Uniti e fissa per la fine dell’ottobre 1962 un volo per Washington. E’ pronto ad incontrare il presidente americano e a ridisegnare una volta per tutte  gli equilibri del mercato petrolifero.

 

Quell’aereo Mattei, tuttavia, non lo prenderà mai. Il 27 ottobre, alla vigilia del viaggio transoceanico, viene assassinato.

 

Uno scoppio fragoroso e un lampo di luce rossastra squarciano il cielo della campagna pavese. L’aereo aziendale su cui Mattei era partito da Catania alla volta di Milano Linate si schianta a Bascapè: muoiono il Presidente dell’Eni, il pilota del jet e un giornalista del Time.

Il problema Mattei diventa il caso Mattei: le prime indagini, costellate da depistaggi e insabbiamenti, imputano l’incidente alla dimenticanza di un meccanico o al più ad un errore del pilota. Dopo un lungo periodo di silenzio anche il mondo del cinema si interessa al tragico incidente.

Il regista Francesco Rosi realizza la pellicola “Il Caso Mattei”, con un magistrale Volontè nei panni del protagonista. Anche Pasolini, raccoglie informazioni sul caso per pubblicarle nel romanzo-inchiesta Petrolio a cui stava lavorando prima della morte.

Solo nel 2005, un’ultima perizia tecnica ordinata dai magistrati – sulla scorta di filoni giudiziari riguardanti fatti mafiosi – si concluderà con l’affermazione che l’aereo fu distrutto in volo da un’esplosione.

 

Numerose le ipotesi formulate e gli scenari teorizzati sulla responsabilità della morte del magnate italiano. Dall’OAS al controspionaggio francese (SDECE, Servizio segreto francese per le operazioni all’estero), dalle famiglie mafiose americane su mandato delle Compagnie petrolifere a Cosa nostra siciliana. Quest’ultima pista confermata da Tommaso Buscetta, che riferì: “Il primo delitto eccellente di carattere politico ordinato dalla Commissione di Cosa Nostra, costituita subito dopo il 1957, fu quello del presidente dell’ENI Enrico Mattei. Fu Cosa Nostra a deliberare la morte del Mattei, come favore a nome della Commissione degli Usa e nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane.”

 

Enrico Mattei

L’incidente di Bascapé raffigurato dalla Domenica del Corriere

 

Finisce così il sogno Italiano di Mattei.

 

La meravigliosa utopia di un uomo la cui storia è spesso dimenticata dalle nuove generazioni, malate di facili amnesie. Mattei era un visionario. Un misto tra Robin Hood e Che Guevara travestito da Giulio Cesare, che sognava l’Italia centro di un impero di pace, fondato sul lavoro e sulla giustizia sociale.

Alimentò la speranza di un Mezzogiorno industrializzato, sviluppato e libero dal giogo di mafie e colletti bianchi.

Favorì la nascita di un sentimento indipendentista e anticolonialista dei paesi arabi e mediorientali.

Contribuì alla formazione di un modello più equo nell’economia mondiale, sovvertendo posizioni di potere secolari.

Alla luce dello scandalo petrolio che ha investito il governo italiano e alle porte dell’imminente referendum trivelle, appare opportuno ricordare le parole del maestro Montanelli, che seppur risalenti al 2001, risultano più attuali che mai.

 

“Le transazioni di oggi fanno un pò ridere, sono delle miserie in confronto al programma, al sogno di Mattei. Mattei non è che pagava delle tangenti per avere questo o quell’appalto, l’uomo era al di sopra di queste cose qui, Mattei pagava i partiti perché facessero una scelta politica. Si imponeva ai partiti, era lui il padrone. Mattei, era un uomo che pensava e che agiva grosso, in grande. Non paragonabile ai corrotti e corruttori di oggi.”