Facebook si sta espandendo a vista d'occhio con l'obiettivo di inglobare la rete intera. 

Facebook, si sa, oramai è divenuto un vero e proprio fenomeno di massa e lentamente sta assumendo il ruolo di unico fatto storico rilevante degli ultimi anni (sigh). Oramai le abitudini e la cultura di massa si possono suddividere in pre e post Social Network, un chiaro punto di svolta umano che ha connesso il mondo intero.

 

Ma è un punto di svolta positivo? Ultimamente il colosso creato da Zuckerberg sta ingurgitando la rete intera, tentando di sostituire definitivamente Google, Youtube e l’intero sistema dell’informazione, passando sopra a testate giornalistiche come uno schiacciasassi. Ma non solo. Facebook sta inglobando definitivamente anche la nostra persona, divenendo un chiaro simbolo psicologico, fisico (ormai per molte persone si è tramutato in un vero e proprio luogo) ed economico. Ed ecco alcuni motivi per cui lo sta facendo.

 

Facebook come stile di pensiero

Come tutti sappiamo, prossimamente farà il suo esordio il famoso “dislike button”. Zuckerberg stesso ha dichiarato che la funzione non sarà un vero e proprio contrario del like, ma bensì svolgerà il compito di elevarsi a componente empatica del sito. “Ogni momento non è sempre un buon momento”- dice il nostro caro Mark- “ e se condividi qualcosa di triste, poi la gente potrebbe non sentirsi a proprio agio a cliccare like su quel post”. Ecco così che il “dislike” diviene simbolo di conforto e disapprovazione verso un fatto triste, facendo definitivamente di Facebook un luogo di ispirazione morale per la società. Un luogo in cui però gli interessi non sono curati poi così tanto dalle persone comuni. Perciò ecco che l’uso del “non mi piace” sarà disponibile solo sui profili personali e non sulle pagine (quale grande brand o grande politico vorrebbe una marea di “dislike”?)

 

Ma Facebook non si vuole imporre solo come modello emotivo, ma anche come modello informativo. Difatti, secondo le ricerche, pare che il Social abbia un’incredibile influenza nei giudizi delle persone riguardo l’attualità e che una notizia su 5 venga letta proprio al suo interno (dato in crescita continua). Questo inevitabilmente porta la stampa ad un declino assoluto, costringendola ad appoggiarsi al colosso per avere speranze di sopravvivenza.

 

Ed ecco che le notizie si trovano costrette ad uniformarsi agli standard della rete, perdendo i contenuti a favore di titoli acchiappa like e di un’elaborazione più approssimativa e semplice. Provate ad immaginare il livello di una persona che basa le sue nozioni sulla situazione mondiale esclusivamente tramite Facebook. Il risultato può essere decisamente inquietante, perché in primis trattasi di notizie spesso fuorvianti e dalla speculazione facile.

 

Inoltre Facebook sta introducendo pure un nuovo strumento al suo interno, Instant Articles, che permetterà di visionare le notizie senza cliccare sul link, permettendo così di risparmiare molto tempo (un po’ come succede con i video). Ennesima notizia preoccupante, perché chi non vuole sprecare 8 secondi per aprire un link di conseguenza non ne vorrà spendere molti nella lettura, costringendo chi scrive ad omologarsi nuovamente verso un concetto più rapido di notizia. I partner che avranno l’esclusiva per testare questa nuova forma dell’editoria digitale saranno NBC, BBC, NYT etc. Insomma roba da poco.

 

Facebook come luogo fisico

Uno dei massimi obiettivi dell’azienda è quello di rendere sempre meno conveniente uscire dal sito, rendendolo un vero e proprio luogo dove le persone passano le loro vite. Un luogo dove si possono vedere foto (Instagram), video (immediati, in autoriproduzione, una vera e propria sfida a Youtube), chattare e (video) chiamare (Whatsapp, Messenger) e dove si può curiosare sulla vita altrui.

 

Come soluzione finale l’azienda di Zuckerberg ha l’idea di creare un motore di ricerca che la renderà definitivamente indipendente da Google (trasformandola in una valida alternativa all’azienda dalla grande G), dando così il colpo di grazia alla rete intera. Un motore (che probabilmente si baserà sul Graph Search) che permetterà a qualsiasi persona di raggiungere in un secondo il post dell’amico come la notizia di una nuova bomba esplosa nel mondo o la nuova canzone in esclusiva di una star.  La cosa viene aiutata molto anche dal settore mobile, che rende l’esperienza Facebook sempre a portata di mano. In parole povere, tutto, subito ed ovunque.

 

Facebook come fulcro dell’economia

Come già saprete Zuckerberg e Co. stanno pensando di implementare una nuova funzione all’interno di Messenger per incentivare il suo uso (come se non ci avessero già obbligato a farlo…). Questa nuova funzione permetterà (se si ha una carta di credito collegata al proprio account) di trasferire denaro ad amici tramite la famosa app per la messaggistica, premendo semplicemente un bottone a forma di moneta. Ciò significa che Facebook si avvicinerà pure al mondo dell’e-commerce, come se non bastasse il resto.

 

Inevitabilmente tutto questo fa di Facebook un motore economico senza sosta. Perché? Perché oramai gran parte del potere mediatico si è spostato dalle Tv ai social, e questo rende il sito incontrastabile. Permettendogli pure di ricattare il mondo economico intero: o sei con me o non sei nessuno. Così tutti i brand corrono al riparo tentando di accaparrarsi collaborazioni con il sito a suon di dollari. Concezione che favorisce tutti, naturalmente, escludendo solo noi che visitiamo il sito. Facebook guadagna con i partner e i partner guadagnano con Facebook (prendendosi anche un bel po’ di dati degli utenti, pensate che manna dal cielo per tutte le multinazionali). Pure le famose testate giornalistiche citate nel secondo punto che collaboreranno con il sito, lo faranno esclusivamente in termini di vantaggi economici, anche perché Instant Articles permetterà di integrare le inserzioni pubblicitarie in maniera più semplice ed immediata.

 

Per tirare le somme, chi scrive sarà costretto ad omologarsi agli standard del colosso, perché qualsiasi sito (a partire dal blog più insignificante sino ad arrivare alle super potenze mediatiche) dovrà calare le braghe al suo cospetto. Stessa cosa per le aziende (con lo stesso percorso pesce piccolo/grande impresa), per gli artisti, i politici, gli atleti, gli insoddisfatti che vorranno far sentire la propria voce (pensate che grande contraddizione), per l’intero pianeta. Facebook sembra proprio una gran trappola. Ma esistono persone, molte sfortunatamente, che lo spacciano come il punto di partenza per un mondo nuovo.

 

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