Quando due sono inseparabili e tre è un numero pari.

Cristina: “All’inizio mi ha dato fastidio. Ma poi ho pensato ai luoghi comuni e alle convenzioni sull’amore. A cosa è giusto, a cosa è sbagliato, a cosa è appropriato secondo i poliziotti della morale. Lo vedi quanto sono incasinati quasi tutti i rapporti, no?”.
Doug: “Cioè ci stai dicendo che condividi un uomo. Sei come la moglie di un mormone”.
Cristina: “Lo so che sembra strano, ma in realtà contribuiamo tutti e tre al rapporto. Ci siamo tutti e tre arricchiti”.
Doug (a Vicky): “Scusa, amore, ci potresti vivere così?”.
Vicky: “Beh, io non sono come lei. Non ho…”.
Doug: “Cosa? La sua mancanza di strutture?”.
Cristina: “La situazione è molto strutturata.
Vicky “Il suo coraggio”.
Doug “Il suo coraggio?”.

 

(Woody Allen, Vicky Cristina Barcelona)

 

Al di là della geniale trasposizione cinematografica dei rapporti umani di Allen c’è una realtà. Una realtà che in questo momento potrebbe riguardare i vostri vicini di casa.
Il Poliamore.

 

Per poliamore – come si legge sul sito ufficiale della comunità poliamorista italiana – si intende la pratica (o la possibilità) di avere più di una relazione intima, sessuale o affettiva per volta, con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali. Sinonimo di poliamore è anche “non-monogamia etica”.

 

Tenendo presente che gli abitanti del nostro stivaletto sono 59 milioni e i poliamoristi appena 2000, è statisticamente difficile ma non impossibile che i vostri nuovi vicini di casa stiano vivendo quanto scoprirete leggendo.

 

Il concetto di poliamore è da far risalire principalmente all’opera di Charles Fourier (1772-1837), che nel suo testo dal titolo Il nuovo mondo amoroso parla nel dettaglio di rapporti che ricordano molto le relazioni poliamorose dei giorni nostri.

«Il capitolo dell’amore, che si credeva esaurito, è appena iniziato; stiamo per entrare in un nuovo mondo amoroso in cui tutto sarà per noi sorprendente e nuovo, come la flora dell’America per i primi che vi sbarcarono. (…)
Ciò che fa piacere a molti senza nuocere a nessuno è sempre un bene del quale bisogna approfittare in armonia, dove i piaceri devono essere variati all’infinito»

L’opera di Fourier è stata pubblicata solo nel 1967, diventando uno dei capisaldi dei sostenitori dell’amore libero e della rivoluzione sessuale.

 

Per raccontarvi questo universo abbiamo intervistato Ivan, 42enne poliamorista e psicoanalista bresciano. Vive con due donne (una delle quali è sua moglie) e ha da poco avuto un figlio da una delle due.

 

il Cartello: Ivan, mi spieghi brevemente cos’è il poliamore e perché viene definito anche “non-monogamia etica”?
Ivan: Non esiste una definizione totalmente condivisa di “poliamore”. Si parte dall’assunto che esista la possibilità di avere più relazioni non necessariamente monogamiche.
Attenzione: non necessariamente i partner devono condividere tutte le relazioni in modo attivo, si parla di questa possibilità solo come potenziale. Potremmo dire che l’unica condizione è quella che la premessa sia chiara. Questo differenzia il poliamore dalla relazione aperta.

 

Mi parli della tua esperienza poliamorista e delle tue relazioni?
Siamo in tre, e una delle mie due compagne è mia moglie. Più precisamente in quattro in realtà, perché da qualche mese abbiamo avuto un bambino. Poco tempo fa, ho incontrato un’altra donna e ho proposto di farla avvicinare a noi, ma non è stato possibile perché non si è creato un bel rapporto con le mie compagne.
Per me è importante che tutti sappiano tutto e che si instaurino ponti e legami tra noi. Questo crea molte difficoltà ma ha sempre grosse risorse.

 

Com’è crescere un figlio in una famiglia poliamorista?
Particolarmente bello. Il piccolo è molto coccolato e pensato. Tutti abbiamo attenzioni per lui e, anche se a volte abbiamo visioni diverse, si trova sempre la strada giusta, in fondo l’obiettivo è la sua felicità.

 

Tua moglie e la tua compagna si amano?
Non direi che loro due si amino, non nel senso classico del termine. Non fanno sesso tra loro, ma si vogliono molto molto bene, si fidano l’una dell’altra e hanno voglia di rendersi felici.

 

Mi parli della gelosia in una relazione poliamorista?
Esiste ovviamente, ma spesso non si può definire come tale. Mi spiego, io non sono geloso per nulla: infatti mia moglie ha un altro compagno che vive con la propria moglie (che non sa).
Le donne che mi circondano più che gelose a volte sono un po’ competitive.

 

Diciamolo onestamente, far funzionare una coppia è già una bella impresa. Perché desiderare di essere in più di due, legati, tra l’altro, da quello sconosciuto complicato che è l’Amore, oltre che dal sesso?
Credo sia proprio una sorta di tendenza all’amore universale, in fondo Freud stesso parla di “pansessualismo infantile”.

 

Poliamorosi si nasce o si diventa?
Le questioni identitarie in termini familiari non sono filogenetiche ma ontogenetiche. Quindi potrei dire che si diventa, ma sicuramente ci sono tratti di tipo filogenetico nell’apertura verso l’inclusione. Insomma un po’ si è ma ci vuole un pezzo in più di lavoro per diventarlo. Diciamo che tutti, più o meno, si converge sull’idea che i tratti fondanti dell’identità sessuale siano filogenetici, quindi legati ad una sorta di zoccolo duro della struttura del carattere. Il resto discende dall’educazione e dall’esposizione all’ambiente, quindi ontogenesi.

 

Com’è fare l’amore in una relazione poliamorista?
Diciamo che è proprio come a due, dipende da come si è e se si vuole giocare. Si è di più e le varianti aumentano, nel bene e nel male. Per quel che riguarda i sentimenti, dato il mio far riferimento ad un atto non puramente fisico, ha a che fare con la sensazione di un amore amplificato, dove la reciprocità è più libera e svincolata. Sicuramente c’è anche l’attenzione ad essere amorevoli più che mai, a sapere di essere amati ed amare a propria volta.
In ogni caso, spesso è difficile. È difficile trovarsi insieme perché ciò che lega è l’amore e non la pura eccitazione. Questo rende più complesso e a volte complicato, trovare il momento giusto. Ma quando accade è bellissimo, ci si perde nella magia dell’attimo.
Ovviamente per me è particolarmente una fortuna, visto che sono io ad avere entrambe le donne che amo e desidero con me. Per loro resta un “uno ad uno” anche se sono lì.
Non è facile come nella pornografia. Nel porno di gruppo nessuno si sente mai meno importante o meno gratificato. Non ci sono attimi di difficoltà, imbarazzo. Nelle relazioni poliamorose sì.
Certo, tutto sarebbe però un po’ più semplice se le mie compagne fossero bisessuali.

 

Preferiresti che tuo figlio avesse il “gene poliamoroso nel DNA”? E’ così che te lo immagini quando fantastichi e lo dipingi a vincere il Nobel per la fisica magari o i mondiali di calcio?
Il poliamore non è nel DNA, o meglio se lo vogliamo vedere lì allora ce l’hanno tutti. Quindi non so se mio figlio opterà per il poliamore o no. L’unica cosa a cui tengo moltissimo è che si senta libero di scegliere. Credo che la libertà permetta anche di non essere scelta.
Quindi, il Nobel che spero vincerà, sarà la propria libertà.

 

Se volete saperne di più sull’amore e le sue dinamiche non perdetevi L’amore secondo la scienza.